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Seb Patane, da Londra alla Sicilia, in mostra a Riposto con “Vorrei regnare”

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Un viaggio a ritroso, che parte dal punto di arrivo e ritorna al punto di partenza: Seb Patane lavora su sostrati che appartengono al passato, che lui fa transitare nel presente, regalando loro una consistenza vulnerabile. Si intitola "Vorrei Regnare" la mostra di Seb Patane ospitata a Riposto, Palazzo Vigo, dal 29 luglio al 20 agosto, inedito omaggio all'artista di origine catanese che da 25 anni vive a Londra dove si è affermato come uno dei più interessanti interpreti dell'arte contemporanea, declinata attraverso i suoi molteplici linguaggi espressivi. Opere di Seb Patane appartengono a prestigiose collezioni pubbliche, dal British Museum di Londra, al MoMa di New York; ma anche al Belvedere di Vienna; al Macro di Roma e al Migrosmuseum di Zurigo. Il titolo della personale di Riposto, “Vorrei Regnare” è preso in prestito da una canzone del musicista italiano Garbo, al quale Patane si sente artisticamente legato fin da adolescente. Attraverso video e opere a due e tre dimensioni, Seb Patane riflette su nozioni legate all’esplorazione del ritratto distorto, censurato o reso astratto, sul contrasto tra le citazioni autobiografiche e quelle sociali, e sull’iconografia maschile storica e contemporanea. Fotografie di “uomini di vita” scattate a Trafalgar Square negli anni ‘30, vengono assorbite come “oggetti trovati”, attraversate da interferenze e distorsioni digitali e quasi soniche o diventano collage pittorici che avvolgono i protagonisti in un ambiente visivamente psichedelico. Alterazioni che sottolineano idee di ambiguità, erotismo e mascolinità contaminata e vulnerabile. Il vestiario d’epoca risulta confuso e l’appartenenza ad una specifica località geografica diventa decontestualizzata. Il forte focus sull’aspetto visivo delle opere di Seb Patane in ogni caso segnala metafore socio-politiche che vanno al di là della semplice apparenza. In altri lavori l’immagine maschile è ulteriormente distorta e astratta, l’archetipo diventa una figura quasi grottesca, o viene impressa su basi di matrice prevalentemente femminile come vecchi cartamodelli per sarte, una sovrapposizione contrastante che suggerisce idee di identità intercambiabile e ammicca agli studi di genere contemporanei. Completano la mostra, piccoli disegni di quando l’artista aveva 5 anni, collage su immagini vittoriane, la caricatura del 1845 di un presidente francese assassinato da un anarchico Italiano e un video eseguito nel 2015, durante una residenza a Torre Archirafi. Nel loro insieme, costruiscono una narrativa che va dallo storico al personale, includendo riferimenti alla letteratura e agli accenni sul potenziale sovversivo di cosa sia finzione e cosa, invece, la realtà. La mostra si propone di sollevare questioni riguardanti ansie contemporanee, preoccupazioni sulle problematiche della dismorfia del corpo, e timori nei confronti del cambiamento e della trasformazione fisica e psicologica. Mette comunque sul tavolo l’idea di “bellezza” convenzionale, suggerendo un nuovo formato, più costruttivo e ottimista.
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