“PeriPeri - Eventi a Catania" Quelle che non giocano a carte da Cavallotto
LIBRI week-end

Quelle che non giocano a carte da Cavallotto

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Venerdì 15 febbraio alle ore 17:00, Quelle che non giocano a carte discutono, alla Libreria Cavallotto, dei libri L’autista di Al Capone di Domenico Seminerio (Sike) e Il giro dell’oca di Erri De Luca (Feltrinelli). L’autista di Al Capone Come spiega nel suo libro l’autore, quando gli uomini dell’Fbi arrestarono Charles Jakoby, appunto l’autista del super ricercato gangster, non erano interessati alla rapina ad una banca di Chicago ma ad Al Capone. E l’autista non raccontò nulla di più di quanto fosse noto. Ma per tutti divenne un infame traditore e così, figlio di un immigrato siciliano, Charles fu rispedito in Sicilia, a Messina, da dove era partito da piccolo. Si portò dietro quella mala fama di “infame” che gli sarebbe poi costata la vita per mano delle locali famiglie mafiose. “In effetti – viene spiegato nella sinossi - quello doveva essere il suo destino, ma Charles si ritrovò, suo malgrado o per fortuna, a essere una pedina di torbidi equilibri tra mafia, politica e relazioni internazionali tra Italia e Usa. Nella città dello stretto, Charles, che sognava di ritornare in America e godersi il bottino della rapina, la vita gli riserva invece solo fame e miseria, che lo condurrà a un drammatico epilogo”. Lungo il filo dell’ironia che caratterizza la sua scrittura, Domenico Seminerio racconta la storia di Placido Giacobbo, personaggio realmente esistito e solo parzialmente romanzato dall’autore. Il giro dell’oca Una sera, mentre rilegge Pinocchio, un uomo sente la presenza del figlio che non ha avuto, il figlio che la madre – la donna con cui in gioventù lo concepì – decise di abortire. Alla fiamma del camino, il figlio gli appare già adulto, e quella presenza basta “qui e stasera” a fare la sua paternità. Per tutta la notte, al figlio “estratto da una cena d’inverno” lui racconta “un poco di vita scivolata”. E così ecco l’infanzia napoletana, la nostalgia della madre e del padre, il bisogno di andare via, di seguire la propria libertà, le guerre trascorse ma anche i baci che ha dato… Fino a che il figlio, da muto che era, prende la parola e il monologo diventa un dialogo, che indaga su una vita, sugli affetti, sulle scelte fatte, sui libri letti e su quelli scritti, sull’importanza delle parole e delle storie. Un’indagine che, più che tracciare un bilancio, vuol essere scandaglio, ricerca interiore – quasi una rivelazione. Con Il giro dell’oca Erri De Luca scrive la sua storia più intima.
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