teatro week-end

“Petra” in scena a Catania

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Domenica 28 aprile 2024, al Teatro Coppola di Catania, in scena "Petra", uno spettacolo di Lamantia e Beercock. Un Malucumminàtu - uno storpio - è ossessionato dal desiderio di “stracanciàre": vorrebbe essere più eretto, più presentabile, più sano e piacevole alla vista. Ogni suo sforzo, però, viene sabotato da due voci che lo assillano: la Signora Ida e il Signor Lei. Il Malucumminàtu le tenta tutte: dall’esercizio fisico al rito arcaico, passando per l’invenzione di Sante Moderne Personalizzate, fino ad inseguire la processione carnascialesca di una folla con un asino in spalla. Ogni suo tentativo è spinto dal bisogno di un miracolo, che la Signora Ida e il Signor Lei continuano a fare abortire senza pietà. L’ultimo tentativo, il più drammatico, sarà di autodistruggersi, e nell’urlo tragico dell’affanno si rivelerà l’unico miracolo possibile: il Malucumminatu diventerà una Leggenda. Petra è il paesino immaginario che ospita queste persone, che si aggirano per la nebbia e tra i vasti e solitari panorami dell’entroterra sicano: vicoli, piazze e valli che sono stati abitati dall’infanzia fino alla fine dell'adolescenza. Il “malucumminatu” nasce dallo storpio che abita ogni individuo: quell’accumulo malmesso di desideri cui tanto si tende e che si lascia appassire continuamente. La Signora Ida, donna santa, e il Signor Lei, l’anziano in panchina, sono portatori di un pensiero arcaico e inossidabile di stare al mondo. È proprio impadronendosi di queste voci che si può prendere coscienza di quella mappa di paure, giudizi e aneliti che costituiscono la personale “Geografia Madre” di ognuno: ovvero l’insieme di cose che tutti ci si porta dietro, dentro e addosso, dal proprio paese di origine, sia esso un luogo del mondo o una stanza nella casa di famiglia. La messinscena di “Petra” si serve di un cubo, una mandibola di vacca, un corpo che veste una gonna e un corpo che lavora a una console dal vivo. La lingua che i personaggi parlano è un misto fra dialetto ennese e italiano. Dialetto scuro, ruvido e montano: strumento fondante del rito di Petra. Il suono è evocatore, negromante, salvatore: la manipolazione attiva di esso, attraverso dispositivi elettronici, permette la trasfigurazione del parlato in musica, della melodia in verso animale, del silenzio in spazio, tangibile, del canto in paesaggio. Per info scrivere alla pagina Facebook del Teatro Coppola.
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